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IL COLLEZIONISTA DI SCHIAVI-LUSSURIA-

IL COLLEZIONISTA DI SCHIAVI: LUSSURIA -VeloRouge-

Ancora umide e pregne del suo sapore, le labbra di Adrian si schiusero viziose.
Il pensiero di come quella bocca lo avrebbe fatto godere, glielo fece diventare di marmo.
Urgente e feroce il desiderio gli incendiò le viscere.
Si liberò rapidamente della cravatta e si sbottonò la camicia, poi, con un gesto furioso aprì la cerniera ed abbassò i pantaloni.
Spingendoli giù.
Lungo i fianchi.
Finalmente libera dalla sua prigione di tessuto e metallo, l’erezione svettò fuori a pochi centimetri dalla faccia di Adrian. Impaziente di insinuarsi nello stretto ed umido calore della sua gola.
Perché era così che piaceva ad Evans.
Dentro.
Fino in fondo.
Guardò ancora una volta il giovane schiavo inginocchiato ai suoi piedi e sorrise di perfida consapevolezza… glielo avrebbe preso in bocca fino all’ultimo centimetro.
Pago di quell’immagine nella sua mente, gli afferrò i capelli sopra la fronte obbligandolo a reclinare la testa, mentre con l’altra mano si ghermì la base del cazzo e prese ad accarezzarselo.
Dal basso verso l’alto.
Lentamente
Con movimenti lunghi e verticali.
Adrian era come ipnotizzato alla vista di Evans che si masturbava a pochi centimetri dalla sua faccia. Aveva le palpitazioni ed il respiro spezzato.
Sapeva che quell’uomo non sarebbe stato affatto gentile, men che meno compassionevole.
Non lo erano mai
Ed a lui andava bene così.
Sempre più in estasi osservò la mano dell’uomo scivolare ritmicamente avanti ed indietro per tutta la lunghezza.
Guardò il prepuzio arretrare, raccogliendosi appena sotto la corona, prima di tendersi completamente lasciando il glande esposto. Si leccò le labbra in attesa che gli venisse concesso di fare di più.
Voleva che gli bloccasse la testa tra le mani e gli scopasse la bocca senza pietà… e con un po’ di fortuna, che si spingesse anche oltre.
Non chiedeva di meglio
Per un attimo si lasciò rapire dall’immagine della cintura che penzolava, inerme e minacciosa, dai suoi pantaloni. Immaginò di sentire il morso crudele del duro cuoio lappargli la pelle fino a renderla livida, per poi stringersi in un soffocante abbraccio intorno alla sua gola.
Il pensiero dell’uomo che lo strattonava, tirando verso l’alto l’estremità nella sua mano, lo fece quasi venire…
Con il pugno stretto intorno alla cappella, Evans rafforzò la presa sui capelli di Adrian e tirò forte.
Spingendo la sua testa ancora più indietro.
Con le dita, una avanti e due dietro, Evans si afferrò quindi il cazzo alla radice e lo guidò verso Adrian. Con la punta umida tracciò il contorno delle sue labbra, spalmandovi sopra un sottile strato di liquido preseminale.
Facendole brillare della sua essenza.
Poi, strisciò un paio di volte avanti ed indietro sulla lingua del giovane, che continuava a spalancare la bocca in attesa che gliela riempisse.
Del suo cazzo.
Del suo seme.
Evans però, aveva in mente qualcosa di diverso.
Almeno per ora
Con la perfidia negli occhi e lussuria nelle vene, impugnò la sua grossa asta e prese a sbattergliela ripetutamente sulla faccia.
Forte
Diventando più duro ad ogni colpo.
Con colpi sempre più violenti e ravvicinati, l’uccello di Evans tornò ad abbattersi sul suo viso.
Colpendolo ovunque.
Senza tregua
Zigomo, guancia, mento.
Labbra.
L’eccitazione montò veloce, quando la mano dell’uomo si fermò all’improvviso…
«Leccalo» ordinò Evans con tono esigente, strattonandolo un’ultima volta e posandogli la punta del membro, ormai completamente eretto, sulle labbra. Avida ed ingorda, la bocca di Adrian si aprì al suo comando e la punta della lingua scivolò sull’apertura del glande ancora in parte ricoperta di liquido trasparente.
Leccò avidamente lungo tutta la fessura, ripulendola fino all’ultima goccia.
Il sapore di Evans gli si sciolse in bocca.
Costringendolo a chiedere di più.
Voleva il suo cazzo
Voleva leccarlo, succhiarlo, farlo venire un milione di volte, dentro e fuori dalla sua bocca.
E lo voleva subito.
Serrò il pugno intorno alla vigorosa erezione che ondeggiava su e giù davanti ai suoi occhi, come la fiera lama di una spada pronta a trafiggere il suo avversario.
Glielo segò appena, più per il gusto di farlo che per la necessità… perché a ben vedere, quello che stringeva nella mano –più che la canna di un fucile a schioppo, ancora da caricare– era un fottuto cannone da guerra, pronto ad esplodere.
Con tanto di botto.
E di fuochi d’artificio…
Sfortunatamente per lui, non appena questo fosse successo la sua presenza, in quella stanza, sarebbe diventata del tutto inutile.
Se non addirittura superflua.
Scomoda.
Indesiderata.
Quindi, nonostante il desiderio impellente, doveva lavorarselo con calma.
Farlo godere un po’ alla volta.
Costringendolo a volerne ancora.
Costringendolo a volere lui.
Deciso a guadagnarsi i favori di quell’uomo ad ogni costo, Adrian, prese a leccare la sua grossa asta partendo dal basso, per poi muoversi con la lingua lungo tutto il tronco e tornare di nuovo giù.
Arrivata in cima la mano si fermò, stringendosi attorno alla cappella e tirando delicatamente verso l’alto.
Le palle salirono. 
Ritrovandosi ad un soffio dalla sua bocca.
Gli fece passare la lingua tra le gonadi gonfie e pesanti.
Poi salì nuovamente.
Lasciandosi dietro una calda e umida scia di saliva.
Leccò la cappella, con movimenti lenti e circolari.
Scese ancora.
Risalì.
Una, due, tre volte.
Evans gemette, mentre osservava il giovane intento a ricoprire di saliva ogni centimetro del suo cazzo. Socchiuse gli occhi un istante, godendosi la sensazione della sua mano che si stringeva di più intorno al membro e della sua lingua esperta che lo percorreva avidamente lungo la grossa vena pulsante, che pompava sangue, desiderio, lussuria.
Adrian tornò a lavorarsi l’uccello di Evans alla radice. Sprofondò il naso tra i peli pubici dell’uomo, ne inspirò l’odore.
Gli leccò le palle.
Gliele succhiò.
Una alla volta.
Con vigore
Con i denti, tirò delicatamente la pelle grinzosa.
Poi, schiuse la bocca e vi alitò sopra.
Facendolo rabbrividire.
La mano si spostò quindi verso il basso, serrandosi intorno alle palle. La bocca tornò invece a salire, facendo strisciare la parte interna del labbro inferiore per tutta la lunghezza.
Quando lo schiavo glielo prese in bocca per metà, Evans riaprì gli occhi.
Inspirò profondamente e cominciò a muovere il bacino.
Lentamente
Affondò un po’ di più nella sua bocca, per poi ritrarsi del tutto. Lasciandogli solo la punta del cazzo tra le labbra ingorde.
Tirò indietro il bacino, in modo che il giovane potesse ammirarne la massiccia erezione.
Inginocchiato ai suoi piedi, Adrian, sentì la gola improvvisamente arida.
Tentò di deglutire.
Ma senza successo.
Il massimo che riuscì a fare fu schiudere le labbra.
Incapace di smettere di fissarlo.
Era grosso, lungo, completamente eretto.
E bagnato.
Rilucido della sua saliva.
«Succhiamelo. Fammi vedere quanto sei bravo» esclamò Evans accarezzandosi mentre con l’altra mano si faceva di nuovo strada tra i capelli del giovane. «Apri bene» ordinò quindi prima di afferrarsi l’uccello ed infilarglielo tutto in bocca.
Rapido e deciso, come un proiettile, Adrian sentì il cazzo di Evans scivolargli sulla lingua e scendere sempre più a fondo.
Verso la gola.
Quasi soffocandolo
Dopo un breve attimo di smarrimento, la testa del giovane prese a muoversi avanti e indietro.
Facendolo ansimare.
Sempre più avido del suo sapore, si sfilò quel bastone di carne dalla bocca e lo stuzzicò con la punta della lingua, lì dove il suo sapore era più intenso.
Si concentrò sulla cappella.
La leccò.
La prese in bocca.
E riprese a succhiare.
Forte
Come se da quello dipendesse la sua stessa vita.
Era ancora in ginocchio, con lo sguardo rivolto in su, verso Evans.
Quando anche lui lo guardò, per Adrian fu la fine.
Uno strano luccichio attraversò il suo sguardo offuscato dal piacere, accendendolo di una luce pericolosa.
Gli afferrò la testa ai lati bloccandolo e prese a muoversi nella sua bocca con un ritmo serrato.
Violento.
Implacabile.
Affondò sempre di più con piccoli colpi veloci, per poi ritrarsi appena, quel tanto che bastava a permettergli di respirare, Poi, con un gemito basso, simile ad un gorgheggio, la bocca di Adrian venne riempita di nuovo. Mentre Evans, sempre più eccitato, lo strattonava per i capelli,
Costringendolo ad accoglierlo.
Ancora.
Di più.
Più a fondo.
La bocca di Adrian tremò per lo sforzo di contenere, quanto più possibile, il cazzo di Evans che vi stava sprofondando dentro.
Quando lo sentì premere di punta nella sua gola, arretrò con la testa di qualche centimetro.
Respirò.
Deglutì.
E tornò quindi a riprenderlo dentro ancora più a fondo.
Evans lo guardò soddisfatto mentre, ancora una volta, ingoiava centimetro dopo centimetro la sua grossa asta.
«Fammi vedere quanto a fondo riesci a prenderlo» esclamò premendogli con forza la testa contro il suo inguine e gustandosi la sensazione dei muscoli della sua gola contrarsi freneticamente in risposta a quella violenta intrusione, che minacciava di soffocarlo.
Era la parte che più lo eccitava.
Sentire una bocca accogliere avidamente il suo membro e respingerlo al tempo stesso.
Dio, quel sottile meccanismo di difesa che s’innescava in un corpo ogni volta che qualcosa –lui– gli impediva di respirare, lo faceva impazzire.
Non era solo la sensazione di potere assoluto ad inebriarlo.
No…
Adorava sentire i muscoli della gola lottare strenuamente tra gli spasmi, per non soccombere a quel leggero senso di asfissia che si andava via via diffondendo.
E poi, gli occhi arrossati.
Lucidi.
Ricolmi di lacrime per lo sforzo che lo fissavano implorando pietà. Mentre la fame d’aria, cominciava lentamente ad offuscare il cervello, rallentando le funzioni vitali. Fino a spingere quel corpo inerme ad un passo dall’incoscienza.
Non era ancora a quel punto con Adrian, ma ci sarebbe arrivato presto… o forse no.
Magari gli sarebbe venuto in bocca e basta…

 

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